Azzano e la sua storia


Altezza: 484 m. s.l.m.
Abitanti: 380 
Chiesa: S. Michele
Patrono: S. Michele
Eventi e Tradizioni:  SAGRA DELLA CASTAGNA (terza domenica di ottobre) - MADONNA DEL CAVATORE - AZZANO D'ITALIA


IL CONTESTO

Azzano è una frazione del Comune di Seravezza in provincia di Lucca. Il Comune di Seravezza (circa 13000 ab. – Kmq 39,37) è ubicato tra il Mar Tirreno e le Alpi Apuane. Il territorio è composto da una zona pianeggiante dove sono situati i centri di Pozzi, Querceta e Ripa, un fondovalle con i paesi di Corvaia, Malbacco Riomagno e Ruosina e la zona montana costituita dalle frazioni di Azzano, Basati, Cerreta S. Antonio, Cerreta S. Nicola, Fabbiano, Giustagnana e Minazzana. Seravezza, il capoluogo, è posto alla confluenza dei torrenti Serra e Vezza ed è incorniciato dalle Alpi Apuane caratterizzate da vertiginose pareti di marmo, da freschi boschi di castagni e da limpidi ruscelli

POSIZIONE GEOGRAFICA

Il paese, che rappresenta la frazione più popolosa della montagna seravezzina, si struttura in una parte bassa (Cità) e una alta (Castello) a loro volta suddivise in numerose località: Sotto i Poggi, Tarsello, S. Michele, la Polla, Pianello, Il Cavalletto, Sotto le Voltole, Venezia (collegata a Cità dalla Stretta) nella parte alta.

Il paese, occupa una conca prativa, circondata da selve di castagno, in seno al monte Cavallo, un’area ricca di sorgenti e pascoli, favorita nell’esposizione al sole e relativamente riparata dai venti. Collocata in posizione dominante sull’Alta valle  del fiume Serra, davanti allo splendido scenario del monte Altissimo e della lunga cresta rocciosa che attraversa la Foccolaccia, il Carchio e il Folgorito.


 

STORIA

Le tracce della presenza dell’uomo sulle Alpi Apuane sono antichissime (risalgono al Paleolitico Medio). In questi luoghi si susseguirono le civiltà dei Liguri Apuani, degli Etruschi e dei Romani.

L’origine etimologica di Azzano sarebbe da ricercare nel personale latino “Attius”, di cui esprime una forma prediale attraverso il suffisso in “anum”, rientra in un gruppo di praedium collocati intorno alla cintura del monte Cavallo presumibilmente in epoca augustea, come testimonierebbero i residui della centuriazione romana nella pianura riferibili proprio a quel periodo.

Il nome di Azzano compare per la prima volta in un documento del 1186 (Guido da Vallecchia, “Libri Memoriales”, pag. 59), rogato nel Castello di Vallecchia dal notaio Rolando. In questo atto tra i nobili Gerardo e Parente di Vallecchia e Ruggero di Guiscardo si citano le ville di Seravezza e Açano (dove la ç sta ad indicare la pronuncia della doppia “z” secca) e i loro confini in relazione al marmo (“Marmi” citato come terza villa, in realtà sicuramente da attribuire al luogo dove si estraeva il prezioso prodotto, forse le cave della Cappella). Questa citazione è estremamente significativa, perché attesta l’utilizzo di cave, anche se probabilmente in forma estremamente ridotta, fin dal XII° secolo. Nel 1219 Azzano, in quanto parte della comunità della Cappella, compare tra i territori sottoposti ai nobili versiliesi delle consorterie Da Corvaia e Da Vallecchia. Nel 1333 Azzano viene menzionata nel Libro di Estimo di Lucca tra i villaggi che componevano la comunità di San Martino alla Cappella, che nel 1413 si unì a quella di Pietrasanta. Nell'estimo della Terra di Pietrasanta del 1469 Azzano enumerava 17 possidenti, mentre in quello del 1450 si registravano in paese 7 asini, 8 bovi, 140 pecore, 140 capre e un maiale. La presenza di un numero abbastanza elevato di asini rispetto alle vicinanze era riferito al fatto che vari abitanti, prima dello sviluppo delle cave, si dedicavano al trasporto del carbone di faggio verso Pietrasanta e Seravezza, oppure di legna. I diritti di far carbone, alla fine del Duecento, erano passati direttamente dai Nobili di Corvaia alla comunità di Pietrasanta, che ne difendeva gelosamente il possesso. Fu anche per tali questioni che nel corso del Trecento sorsero parecchie divergenze con la comunità di Azzano-La Cappella. Gradualmente gli abitanti riuscirono ad ottenere la gestione delle carbonaie, o per conto terzi o direttamente: infatti, fino al XVI° secolo l’economia del paese di Azzano era fondata sul commercio del legname e la produzione del carbone di legna, sulla pastorizia e, soprattutto, sulla coltivazione dei castagni, ma anche sull’attività di alcune ferriere e dei mulini ad acqua frequenti nei canali che incidono la stretta valle del torrente Serra. 

Il 18 maggio 1515 il Sindaco e Procuratore delle cave del monte Altissimo, di Finocchiaia, della Cappella e della Ceragiola, Angelo del fu Benedetto del fu Giovanni Marchi di Azzano, convocò nell'ospedale dell'Annunziata in Seravezza la storica assemblea con cui tali comunità cedevano la proprietà dei loro agri marmiferi al popolo di Firenze. Iniziava così una nuova epoca per l'economia del paese e dell'intero bacino del Serra. Il 15 marzo 1518, in Pietrasanta, Michelangelo fissava

con un contratto i patti con 9 cavatori scalpellini di cui uno di Azzano (Bastiano di Angelo di Benedecto, decto Angelotto) e gli altri quasi tutti di Settignano, per la consegna, in termini di cinque anni, dei marmi occorrenti per la facciata di S.Lorenzo.  Tuttavia le attività connesse alla nascente industria marmifera erano ancora di modesta entità, mentre era tenuto in particolare considerazione il lavoro dei segantini del castagno (nel 1536 ne erano stati censiti 7), poiché la loro produzione veniva destinata ai soppalchi ed alle travi dei tetti degli edifici del Capitanato di Pietrasanta. Nel 1547 vivevano in paese 49 famiglie (circa 250 persone). Alcune famiglie fiorentine, sia benestanti che aristocratiche, vi avevano preso casa per trascorrere le loro vacanze. Nella seconda metà del '500 gli abitanti di Azzano dovevano provvedere, insieme alla comunità di Minazzana, Giustagnana, Fabiano e Riomagno, al mantenimento della strada che dalla Cappella andava alla presa di Corvaia. La gente di Azzano aveva un reddito più alto del resto della comunità della Cappella: infatti nel 1609 pagava più degli altri il servizio prestato dalle guardie costiere predisposto dal Capitanato di Pietrasanta. Un saggio di Denise Ulivieri, tratto da un accurato studio delle carte dell'Archivio di Seravezza, offre uno spaccato della vita di Azzano tra il 1636 ed il 1710: “Le case non si raggruppavano vicine le une alle altre, in una struttura compatta e serrata, ma presentavano una struttura ampia e distesa. L'abitato si presentava allargato e suddiviso in diversi nuclei: questo aveva favorito l'impianto, tra le case e attorno al villaggio, di colture orticole e seminativo”. In prossimità delle case, quindi, si estendevano gli orti, per una superficie che nell'arco della seconda metà del '600 si decuplicò per essere coltivata a cereali ed a canapa e per la produzione dei beni di immediato consumo.

Con Ferdinando III° d'Asburgo-Lorena, a partire dal secondo decennio dell’800, si intravide lo sviluppo dell’economia, con il rilancio delle attività estrattive da imprenditori stranieri e versiliesi. In particolare, con l’escavazione di statuari, arabescati e bianchi ordinari nel monte Altissimo da parte della società Borrini-Henraux e l’impianto di numerose segherie lungo i corsi d’acqua, l’industria marmifera assunse nel giro di pochi anni un’importanza decisiva per l’economia versiliese. Azzano a quel punto si trasformò in un paese di cavatori: i suoi abitanti, che nel giro di pochi decenni giunsero a superare le 800 unità, acquistarono in breve esperienza e capacità professionali per le quali furono e sono tuttora stimati.

Durante la Seconda guerra mondiale, data la vicinanza al fronte, Azzano e i suoi abitanti ebbero a che fare con la durezza, le privazioni e i lutti del periodo bellico, stretti tra i tedeschi asserragliati lungo la Linea Gotica e le truppe alleate. Negli anni '50 il paese iniziò lentamente a spopolarsi e molte famiglie, in cerca di maggiore prosperità economica, si trasferirono nella piana. Negli ultimi anni questa tendenza, grazie anche al nuovo turismo di matrice straniera legato alla scultura, si è stabilizzata, e gli abitanti si sono attestati intorno alle 400 unità, facendo così di Azzano la frazione collinare più popolata del comune di Seravezza. Il paese, considerato fra i più attivi dell'Alta Versilia, dispone di una Filarmonica, della pubblica assistenza, di un gruppo folkloristico chiamato “La Quadriglia”, della compagnia teatrale “La Maschera” e di un coro parrocchiale.


I CASALI

La località rappresenta il centro dell'antica Curiceta-Culiceta. Nel 1967 vi effettuò dei sopralluoghi Bruno Antonucci con il gruppo archeologico e speleologico versiliese. Furono raccolti reperti di epoca medievale e altri Quattro-Cinquecenteschi. Nell'occasione venne visionato anche il cosiddetto “trono” (che l'Antonucci definì “seggiolone”), una roccia lavorata in modo particolare, la cui funzione non è ancora oggi stata accertata. (Al riguardo vedi Giannessi Deborah, Bruno Antonucci e i suoi taccuini, Pagg. 133, 140-141)

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MONUMENTO AI CADUTI DI GUERRA

Il monumento è posto in Piazza Maresciallo Galliano Tarabella. L'opera, in marmo, è 

stata realizzata da Gian Paolo Giovannetti, grazie anche alla collaborazione degli abitanti del paese. L'autore,nei suoi appunti dell'epoca descrive così la sua opera: “...La scultura racchiude in sé un senso drammatico di amore e dolore, in uno scenario maestoso del monte Altissimo. Le figure si fondono in un unico universale abbraccio e sacrificio estremo, per difendere i più alti valori di libertà, democrazia civiltà e benessere, futura memoria e monito fra le nuove generazioni proiettate verso il duemila...”. Secondo Geirut, l'opera è stata positivamente portata ad una dimensione “quotidiana”, col soldato vestito quasi di panni popolari. 

La sua “storia” è stata documentata analiticamente grazie alla cronologica relazione del “Comitato Onoranze ai caduti” facente parte della locale pubblica assistenza e lì gelosamente custodita.


CERVAIOLE

L’origine etimologica delle Cervaiole è da imputare alla base preromana “gerb, cerv” che significa “terreno incolto”. Tale località è celebre per la presenza di cave che danno marmo arabescato e bianco. Durante la Seconda Guerra Mondiale i tedeschi vi costruirono delle fortificazioni che arrivavano fino al colle del Grattaculo. 

Alle cave delle Cervaiole si accede, con l’autorizzazione della società Henraux, percorrendo la strada che si trova a sinistra, poco prima, la galleria del “Cipollaio”.

Su “Versilia Oggi”, Pietro Ichino scrive: “La cava delle Cervaiole è un posto unico al mondo: una sequenza di terrazze di un bianco accecante […] nelle belle giornate il sole si specchia nel mare e se l’aria è limpida all’orizzonte si vedono distintamente le isole dell’Arcipelago toscano e la Corsica; nelle giornate nuvolose il bianco del marmo avvolto nella nebbia produce un singolare effetto di straniamento”.


RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI

PRO LOCO SERAVEZZA www.prolocoseravezza.it

Gavioli Andres, Maria Pia e Luisi Galleni, Leila Pievi Romaniche della Versilia – Itinerari Storico-Artistici, Pacini Fazzi, 1999.

Giannelli, Giorgio Almanacco Versiliese, Edizioni Versilia Oggi, 2001, vol. 1 (vedi voci “Azzano”, “Cappella (La)”, “Casali (i)”, “Chiese e oratori”).

Gierut Lodovico (a cura di), Monumenti e Lapidi in Versilia in memoria dei Caduti di tutte le guerre, Associazione Nazionale Famiglie Caduti e Dispersi in guerra – Comitato provinciale di Lucca, 2001.